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 Tasso dioico 
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Iscritto il: 12/06/2016, 8:06
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So di artigiani che li tengono per almeno due anni, anche perché mi dicono che il legno "si muove", cioè tende a cambiare forma.
Comunque archi che restano troppo a lungo fermi (a meno che non siano stati opportunamente "fermati" con lacche, con stratificazione e colle o con innesti sintetici, purtroppo si seccano.
Non teneteli lì a far niente, specie in casa al caldo.
Se li aprite vanno in pezzi, facile anche in faccia a qualcuno.
Entro un certo limite, si può cercare di ripristinarli, rendendogli un po' di quella flessibilità persa.
Io ci provo con la cera d'api, che serve anche ad evitare che si impregnino di umidità o che si secchino troppo.
Molti usano il grasso di maiale.
Esistono però altri prodotti per mobili che probabilmente funzionano altrettanto bene.
Poi si scaldano per sfregamento e si prova per gradi.
Con un po' di esperienza, si sente se il legno piega giusto oppure e meglio non andare oltre.
Per tenerli a riposo, io uso anche delle custodie di stoffa, per isolare ulteriormente da umidità, polvere, sbalzi di calore.
Occhio a lasciare due dita libere sopra, se non volete che, alla lunga, il tip buchi la custodia sotto!


30/11/2023, 16:45
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Cita:
So di artigiani che li tengono per almeno due anni, anche perché mi dicono che il legno "si muove", cioè tende a cambiare forma.

Scusa ma è evidente che non hai esperienza di costruzione. Una stagionatura prolungata di grossi pezzi di legno (tronchi, semi tronchi, assi ecc) è indispensabile per chi deve farci mobili ecc. Una doga da archi è un altro discorso non fosse altro che per gli spessori molto ridotti. Se poi non si segue dovutamente l'andamento delle fibre anche se un tronco è stagionato anni, "buonanotte". Il legno non è un materiale omogeneo come un pezzo di plastica. Basterebbe osservare ad esempio gli archi della Mary Rose. Ve ne sono alcuni per niente "dritti" ma seguono l'andamento delle fibre. Non penso che quegli arcai fossero meno abili di certi artigiani attuali.

Allegato:
mrm.jpg


Se chi ha fatto questo arco pensava che una volta stagionato a lungo lo si poteva trattare come si tratta un qualunque pezzo di legno da usarsi staticamente non vedo perchè non lo ha fatto ... ma il discorso sarebbe lungo ...

Per quanto riguarda lo sfregamento per scaldare gli archi confesso che mi ha sempre lasciato un po perplesso. Ho usato archi anche a diversi gradi sotto zero senza sfregarli. Solo sono stato attento (per precauzione forse inutile) ad aprirli qualche volta lentamente.
Se un arco di legno è fatto e curato come si deve, il freddo non è certo un problema. Con il caldo al massimo diventa forse un po più flessibile ma anche li nessun problema ...


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30/11/2023, 20:58
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Iscritto il: 12/06/2016, 8:06
Messaggi: 527
Località: Milano
Sfregarli serve per far penetrare la cera nel legno asciutto.
Effettivamente non ho alcuna esperienza di archi, mi riferivo a Celestino, che mi ha raccontato che non lavora mai il legno senza almeno un paio di anni di stagionatura.
Risale a qualche anno fa, magari ha cambiato modo, però lui una certa esperienza ce l'ha.


01/12/2023, 3:02
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Iscritto il: 27/07/2010, 9:00
Messaggi: 2593
A proposito ... ricordo che tempo fa ho visto un documentario sulla ricostruzione del tetto di Notre Dame. Per realizzare le travi portanti sono state abbattute numerose querce di ca, 150-200 anni in inverno (essendo alberi a foglia caduca è il periodo migliore per il taglio) e lasciate stagionare per un massimo di 18 mesi dopo di che sono state realizzate a mano con asce da esperti artigiani per consentire di seguire accuratamente le fibre per ottenere travi più resistenti e stabili.

beh ... il Celestino sa il fatto suo. Come abbiamo visto il tasso può stare anche anni a stagionare se nel modo giusto e lui sa come lavorarlo. Due anni o più non sono comunque condizione indispensabile anche per il tasso.


01/12/2023, 5:01
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Iscritto il: 21/01/2014, 14:09
Messaggi: 285
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Questa la mia opinione, in base all'utilizzo di archi in legno da parecchi anni e all'esperienza di taglio e costruzione di pochi anni.

1) TAGLIO, STAGIONATURA E LAVORAZIONE.
Taglio nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio, se posso scegliere, soprattutto perchè il sottobosco è molto meno fastidioso da frequentare. Se ho l'opportunità di tagliare qualcosa di interessante, lo faccio quando capita.
La stagionatura, in luogo non riscaldato, la limito, al massimo, ad un anno, sbozzando subito il nocciolo e scortecciando l'olmo. Col tasso (ma anche con altri legni) la corteccia viene via da sola quando si flette l'arco in lavorazione. Se lavoro il legno fresco lo faccio stagionare, poche settimane, prima di utilizzare l'arco. Se il tronco è grosso lo spacco e lo faccio poi stagionare; o lo lavoro subito e poi lo faccio stagionare.

2) USO DELL'ARCO (scaldarlo prima?)
L'unica precauzione che attuo, se non uso l'arco da qualche tempo e se fa molto freddo, è fletterlo in modo progressivo; mai lo scaldo, non lo ritengo necessario. Ovviamente è essenziale il trattamento che viene fatto di qualsiasi arco in legno dopo terminato. Proteggerlo con una fodera di stoffa, non lasciarlo in luoghi caldi e secchi in inverno e al sole d'estate; in buona sostanza non fargli perdere umidità


03/03/2024, 13:50
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