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 Stagionatura, periodo taglio, conservazione ecc 
Autore Messaggio

Iscritto il: 27/07/2010, 9:00
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Quando ho cominciato a costruire archi, aimè tanti anni fa, ero felicemente ignorante e gli unici problemi che mi ponevo erano dove e come trovare un tronchetto di tasso possibilmente dritto e con pochi nodi e che forma dargli e mi divertivo a farli e usarli. Poi ho iniziato a frequentare arceri, a conoscere sedicenti “mastri arcai”, a leggere libri e riviste sull’argomento (internet non c’era ancora) e ho iniziato ad avere non pochi dubbi. Leggevo frasi del tipo “il legno va tagliato gli ultimi giorni della di luna vecchia di Febbraio” o “il tronchetto va lasciato stagionare sigillandone le teste per almeno tre anni (chi diceva addirittura sei)”, “la percentuale dell’alburno in un arco di tasso deve assolutamente essere di un quarto rispetto al durame”, “ogni volta che interrompete la lavorazione anche per un solo giorno dovete assolutamente ingrassare il tutto”, “per equilibrare un arco è indispensabile procurarsi un tiller”, “non ci sono più i legni di una volta (intesi come qualità)” ecc ecc. e siccome ero un novizio gli ho dato credito … e sono cominciate le complicazioni. “Cavolo, ho tempo e possibilità di andare a tagliare un tronchetto ma la luna non è giusta” oppure “ho voglia di fare un arco ma il tronchetto che ho ha solo tre mesi … ” e cose così. Seguendo alcuni dei nuovi dettami poi ho rovinato non poche doghe (in particolare quelli sull’uso del tiller o sui lunghi tempi di stagionatura). Da qualche anno comunque sono tornato al vecchio metodo “felicemente ignorante” e le cose sono decisamente migliorate sotto molti punti di vista.

Ieri ho avuto la fortuna di visitare i laboratori dell’Università di Scienze Forestali di Firenze e di parlare con due professori, uno che in particolare si occupa delle caratteristiche meccaniche dei legni e l’altro dello studio e conservazione di legni antichi (si occupano della conservazione anche di opere d’arte come la Gioconda di Leonardo, la Medusa del Caravaggio e cose così tanto per far capire il livello di competenza). Mi sono schiarito le idee su molte cose che riguardano i legni e ho potuto anche fare loro qualche domanda.
Sulla stagionatura … ho mostrato loro un arco costruito fresco a Marzo e lasciato stagionare finito una ventina di giorni anche se dopo una settimana mi sembrava già secco o quasi … “venti giorni sono già più che sufficienti per un legno di quelle dimensioni” è stato il commento del professore.
Raggruppo comunque qui di seguito alcune delle informazioni avute:
L’umidità è fondamentale per il funzionamento di un arco di legno. Il legno troppo secco si spezza e tenere un arco in una casa moderna specie d’inverno è deleterio. Il legno è comunque una struttura “morta”. La linfa (ad esempio nel caso del tasso), scorre solo nei canali presenti dell’alburno. Nel caso di un tronco tagliato fresco quella contenuta nelle celle del legno è solo umidità trattenuta. In un arco quindi, che è relativamente sottile e non più isolato dalla corteccia, l’umidità traspira piuttosto velocemente.
.
Sul periodo del taglio rispettivamente alla luna sono stati fatti studi che però non hanno fornito risultati misurabili (in pratica va bene lo stesso, anche tagliato in luna nuova).
Si può tagliare in qualunque periodo (parlando del tasso). Al massimo in primavera c’è un po di linfa in più nell’alburno ma non è un problema.
Le differenze “meccaniche” tra alburno e durame diminuiscono con l’aumentare della umidità.
La qualità di un legno di conifera (resistenza, elasticità ecc) è direttamente proporzionale alla densità di anelli.
Quella della proporzione “canonica” tra alburno e durame è una male interpretazione dei reperti. E’ logico che in un arco costruito con legno di buona o ottima qualità l’alburno è più sottile. Se abbiamo un tasso con legno di bassa qualità (anelli larghi e alburno spesso) possiamo anche togliere alburno ma la qualità del legno resta quella.
Il numero di anelli dell’alburno dipende dalla specie di albero ed è più o meno costante.
A tal proposito ho mostrato loro un pezzo di tasso con due o tre mm si spessore dell’alburno credendo che questo avesse solo due o tre anelli … “è sicuro?” mi chiede il professore … “guardi qui” mi mostra l’alburno sotto una lente potente e gli anelli erano più di una decina almeno ! (alla faccia di chi dice che non ci sono più i legni come una volta … anche meglio!)
Conviene comunque sempre non toccare il dorso.

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IMG_2201.JPG


Insomma ... forse, alla fine il mio metodo "felicemente ignorante" tanto ingnorante poi non è ... :lol:


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25/05/2018, 8:45
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Iscritto il: 21/01/2014, 14:09
Messaggi: 261
Località: Segrate (MI)
Beh, mi sembri tutt'altro che ignorante (infatti l'hai messo tra virgolette).
Penso che fondamentale sia l'approccio alla questione. Mente aperta, atteggiamento critico e fattivo (non solo dire e dialogare/studiare ma fare), imparare dagli errori, essere disposti ad ammettere di aver sbagliato. Saper dire "non lo so" quando non lo so.
E, per finire, c'è sempre qualcosa da imparare, sempre.


25/05/2018, 9:24
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Iscritto il: 26/02/2011, 11:43
Messaggi: 2673
http://www.sagittando.it/forum/viewtopic.php?f=20&t=446&hilit=nocciolo+della+questione

i miti sono fatti per essere sfatati , quando approdai su questo forum il tasso tagliato di luna calante e stagionato due anni sembrava il solo legno che potesse tirare frecce.


25/05/2018, 18:45
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